Corner of the earth

If you never try, you'll never know

Facebooked

 

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Da qualche mese ho perso l'ispirazione (e forse anche la voglia) di scrivere nel blog. Ultimamente invece mi sono preso bene con Facebook, che è meno impegnativo e più interattivo. Questo non vuol dire che stia abbandonando il blog del tutto, ma semplicemente che, per ora, se volte mi trovate su Feisbuc. See you there, if you like.

Christian, il leone tenerone

 

Come dire, non ci sono andato tanto lontano...

Heroes Villains

Choose a side.

I. Can't. Wait.

 

 

Qui per la versione sottotitolata.

Lapo, rieccoci

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Pur non essendo tra i personaggi di cui parlo più spesso, per un motivo o per l'altro il buon Elkann calca spesso le pagine del mio blog. D'altronde, nonostante tutto, lo adoro. Come la sua ultima uscita a Capri: vede un taxi (marca Fiat, modello Marea) fuori servizio, tenta di impossessarsene con la forza e, una volta invitato a ricomporsi, sbotta un "E' della Fiat, quindi è mio". E' un genio, per lui ci sarà sempre spazio in questo mio campetto virtuale!

Per approfondimenti, qui.

Cara estate

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Cara estate (anche se tecnicamente dovrei dire "tarda primavera"),
ci conosciamo da tanti anni ormai. Ci si vede solo pochi mesi all'anno, ma quei momenti sono sempre intensi e mi lasciano ogni volta tanti bei
ricordi. Non è un caso se, nonostante spesso l'inverno e l'autunno mi ammicchino, io ti aspetto sempre. Alla fine, tutte le altre sono solo un passatempo, tu lo sai. Ad ogni modo, sento di avere una bella confidenza con te, frutto di tutti gli anni di conoscenza di cui sopra. Per cui, ne sono certo, una confessione te la posso fare senza che tu ti offenda. E' da un mesetto che cullo questo pensiero, e ora mi sento pronto a esprimerlo pubblicamente: quest'anno hai veramente rotto i coglioni!!!
Diamoci una regolata, dai.

Calcio te quiero

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Riassumendo, dunque: il campionato di serie A è finito, e il campionato di calcetto a cui partecipavo, pure. Molto routinaria come cosa, visto che accade tutti gli anni. Altamente prevedibile, anche. Eppure non ci riesco: mi sento comunque vuoto. Perché il calcio, visto e praticato, mi riempie nel vero senso della parola. Mi rimpinza di emozioni fino all'orlo, e a volte anche oltre. La beffa, poi, è che manco ero predestinato a essere così coinvolto dal pianeta calcio, in una famiglia in cui il tifo era visto esclusivamente come simpatia per i colori zebrati della Juve. Non parliamo poi di praticarlo, il calcio, nella mia famiglia. Anzi, abbastanza emblematica la risposta che mi diede mio padre da bambino, quando gli chiese se avesse mai giocato da giovane. "Se non ricordo male non ho neanche mai preso a calci una lattina per strada", mi confessò.
Eppure io me ne sono proprio innamorato, prima giocandolo e solo poi tifandolo. Anche questo, mi viene da dire, è abbastanza atipico: prima si è tifosi e poi si cerca di ripercorrere con i propri piedi il percorso dei campioni che si amano. Io in questo iter non mi riconosco, invece. Probabilmente il motivo è che più di tutto del calcio amo le emozioni che sa dare. E le sensazioni che mi ha regalato in prima persona sono veramente incredibili. Non importa che abbia giocato a livello infimo o che abbia smesso a 18 anni per inseguire - e poi conseguire - una laurea: l'adrenalina che mi ha scorreva nelle vene non si curava della categoria o dell'età. Sono sempre state tutte emozioni vere, forti. Come le lacrime per la prima finale persa, in un torneo post-campionato con la squadra. O il fatto che oggi, a distanza di 12 anni, ancora ogni tanto ripensi a quella partita in cui, da terzi in classifica, andammo a vincere in casa della prima 4 a 3, chiudendo la partita con due uomini in meno, in 9 contro 11. Facevamo gli allievi, e quel campionato lo chiudemmo lontanissimi da chi lo vinse, ma questo, evidentemente, non ha importanza. Lo so, sono ragionamenti folli, senza senso: come quelli che spesso fanno gli innamorati, appunto. Me ne rendo conto proprio in questi giorni, infatti: amo il calcio e tutto il suo corollario di emozioni. Non si tratterà di un amore che mi rende cieco nel dare priorità ad altre cose (oggettivamente) più importanti, però sicuramente amore è.
In tutti i casi, a controprova di quanto dicevo, la grande esplosione di passione per la Juve è avvenuta solo molto più tardi rispetto a quella per il calcio giocato in prima persona. Il 14 maggio 2003, per l'esattezza. Fino a quel giorno ero sempre stato un vero tifoso, non c'è dubbio, ma andare al Delle Alpi per la prima volta - con colpevole ritardo - e vedere la Juve bastonare 3 a 1 il Real Madrid... lo stadio gremito, le coronarie di Ciupi nelle mie mani... da quel giorno non è più stato lo stesso. Da quel giorno la Juve ha il potere di emozionarmi esattamente come se stessi giocando io.
Forse anche questo modo in cui si è accesso l'interruttore non è razionale, ma d'altra parte il raziocinio l'abbia legato e imbavagliato nel momento in cui ho messo le mani alla tastiera per questo post. Per fortuna quest'anno ci sono gli europei, in cui giocando la nazionale c'è un alto tasso di energia nell'aria. Non esistono più (o quasi...) barriere di tifo con le persone a cui si vuole bene e con cui abitualmente ci si circonda. Posso mettere la vittoria di una importante partita della nazionale vista con gli amici tra le sensazioni più belle che ci siano? In attesa di risposta, nel dubbio, io ce la metto eccome.

La barzelletta di Philomena

 Di seguito un passaggio di "Professione modella" di Jay McInerney, in cui evidenzia in modo eccellente il comportamento dell'uomo medio. Il narratore è il protagonista, Connor McNight, che racconta di quella volta in cui la sua fidanza Philomena ha raccontato quella barzelletta...
Ah, quanto mi piace lo stile di McInerney!
 
 
 
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Punti di vista sull'inter

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Chapeau per la genialità dell'inquilino del piano di sopra.
Tratto dal blog di Lox.

Manuale per alcolisti dichiarati

Per la serie "riceviamo e volentieri pubblichiamo", un utile vademecum per gli amanti del gomito alto. Ringraziamo l'anonimo (per voi) personaggio che ce l'ha inoltrato.

 

 

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La risata di una donna

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"Sarei pronto a morire per la risata di una donna. Suscitare in lei una risata di pancia, quando si è dell'umore giusto, è la cosa più appagante che esista."
 
La soprastante dichiarazione è di Jack Nicholson, in un'intervista pubblicata dall'edizione italia di GQ dello scorso marzo. E' una frase che mi ha abbastanza colpito, perché avrei potuto dirla io, esattamente con gli stessi tempi. Pensa te.

Sveniment

Esattamente alle prime ore del mattino di due anni fa compivo il mio sveniment, in una serata in cui forse (!) avevo un attimino esagerato. Carambola adosso a un paio di persone che quindi mi accompagnano nella caduta, maglietta rotta sul gomito e segno sullo stesso per tipo un anno e mezzo. Rendiamo onore a quel meraviglioso momento con la seguente fedele ricostruzione.
 
 
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Photo by Barbara - Guest star: il Citta